Carlo Cibotto nacque a Lendinara il 4 novembre 1900. Fin da giovanissimo militò nelle fila del Partito Popolare, molto vicino a Umberto Merlin, leader emergente in Polesine e poi sottosegretario e ministro. Impiegato in banca, divenne in seguito funzionario e direttore, ma fu sempre attivissimo nell’associazionismo cattolico: fondatore e presidente delle ACLI provinciali, poi fondatore e a lungo segretario della CISL provinciale, presidente dell’Associazione Cattolica diocesana. Si impegnò fin da principio per alleviare le sofferenze delle popolazioni più povere, prestando attenzione a quel mondo bracciantile la cui rappresentanza era stata a lungo a largo appannaggio dei socialisti. Notevole attenzione prestò anche al mondo della pesca, forse fino a quel momento privo di una efficace intermediazione politica. Nel periodo del fascismo, abolita la libertà di associazione ai partiti, si adoperò per coltivare e far coltivare i valori cristiani, certo che sarebbero stati determinanti al momento del ritorno della democrazia. Fu più volte bersaglio delle squadracce.
Tra i fondatori della Democrazia Cristiana in Polesine insieme, tra gli altri, a Romanato, Pavarin, Saggioro, Guindani, fu a lungo consigliere comunale e capogruppo del partito a Rovigo. Giancarlo Morelli, sindaco comunista del capoluogo tra il 1951 e il 1956, lo ricordò, partecipando da deputato alla commemorazione alla Camera, come un politico sempre pronto a cogliere quanto vi era di fragile nella posizione dell’avversario e a lottare per capovolgere a suo favore una posizione difficile, oltre umano nel comprendere ed accogliere i sentimenti di ognuno.
Fu deputato nella II e III Legislatura, tra il 1953 e il 1963. Nel 1953 risultò, grazie anche al supporto delle gerarchie ecclesiastiche, quinto deputato più votato della circoscrizione Verona-Vicenza-Padova-Rovigo con 38.780 preferenze, che calarono a 23.250 nel 1958 quando avvenne un fatto curioso ma che, per il tempo, poteva costargli la carriera. Il figlio Gian Antonio Cibotto, scrittore, giornalista, critico teatrale, alla vigilia delle elezioni diede alle stampe il volume “La coda del parroco”, un testo considerato irriverente, anticonformista anche perché trattava temi censurati, all’epoca, come l’omosessualità. Cibotto rischiò la ricandidatura, e solo un intervento chiarificatore del vescovo Mazzocco lo salvò, ma il calo di preferenze risultò eloquente, esemplificativo del peso dato alla vicenda.
La sua attività parlamentare fu comunque significativa: 16 progetti di legge portano il suo nome come primo firmatario (altri 73 la sua firma) e si sono occupati di pesca, demanio marittimo, sicurezza idrogeologica, sviluppo economico. Tra il 1959 e il 1963 fu inoltre segretario della Commissione Lavori Pubblici. Nel 1963, con 27.556 preferenze, non venne rieletto, con il Polesine che iniziava a vedere l’ascesa di Bisaglia proprio in quell’anno eletto per la prima volta alla Camera. Per Cibotto fu una grande delusione. Morì il 2 marzo 1967. Insieme al deputato tutto d’un pezzo si chiudeva anche una pagina di storia della Dc polesana.
