Villamarzana (luogo/eccidio): comune del territorio medio polesano, che ebbe tra i propri sindaci, ai primi del novecento, Giacomo Matteotti, e che è rimasto tragicamente legato al brutale eccidio dell’autunno del 1944. Dalla tarda primavera dello stesso anno in Polesine vi fu un deciso aumento dell'uso della violenza da parte dei fascisti repubblichini, in particolare in autunno, con il rallentamento e l'arresto dell’avanzata alleata, i nazifascisti iniziarono a cercare di isolare e annientare i nuclei partigiani dalla provincia; in questo periodo diventarono una prassi le rappresaglie, tra le quali la più cruenta si concluse con l’eccidio di Villamarzana. A partire da settembre gli scontri armati e i sabotaggi di matrice partigiana si fecero sempre più frequenti, fino a culminare il 23 settembre con due uccisioni, quella del comandante del distaccamento di Fratta Polesine Giuseppe Bomba e quella del fascista Pietro Castellacci; il Comando Provinciale autorizzò quindi un'indagine nella zona compresa tra Fratta, Castelguglielmo e Villamarzana, mentre il responsabile dell'Ufficio Politico Investigativo (UPI) Rolando Palmieri e il comandante della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) Vittorio Martelluzzi decisero di infiltrare un gruppo di quattro militi della GNR, nel ruolo di organizzatori comunistitra gli sbandati della zona con l'obiettivo di individuare nuclei partigiani. Gli agenti, con l’aiuto di un impiegato comunale di Villamarzana che distribuiva le tessere annonarie ai renitenti, riuscirono a partecipare a due riunioni clandestine, il 4 e il 5 ottobre, ma uno dei quattro venne riconosciuto da un disertore come membro della GNR; i partigiani decisero quindi di catturare l'intero gruppo di spie e di ucciderle nascondendone i corpi. Il comando provinciale dispose un'operazione di accerchiamento comandata da Riccardo Serafini, che però fallì in partenza vista la scomparsa delle quattro spie. Venne quindi disposto un primo rastrellamento per tentare di ritrovare i militi scomparsi, nel corso del quale vennero anche incendiate alcune abitazioni, e diramato un manifesto che pretendeva la restituzione dei quattro fascisti; in questa occasione furono fatti molti prigionieri che vennero torturati con lo scopo di ottenere informazioni. Il parroco don Vincenzo Pellegatti fu obbligato a gestire lo scambio di ostaggi, ma durante la messa apparentemente fomentò una reazione ostile nella popolazione locale e venne quindi arrestato; anche il segretario politico di Villamarzana, Primo Munari, venne messo in stato d'arresto pochi giorni dopo, perché fu visto partecipare a riunioni partigiane. Vista l'inutilità delle informazioni ricavate dagli interrogatori vennero svolte delle indagini dal Comando Provinciale dalle quali emerse l'omicidio dei quattro militari e il fatto che sia il parroco che il segretario politico fossero a conoscenza della vicenda, venne quindi disposto un nuovo rastrellamento, eseguito dalla GNR e dalle Brigate Nere nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, nella zona delimitata dal Canal Bianco tra Castelguglielmo e Cà Moro e tra Alberazze, Chiaviche, Pellizzare e Precona. Durante il rastrellamento persero la vita 11 persone, mentre altri 42 uomini, tra cui anche un ragazzo che non aveva ancora compiuto 15 anni e altri 4 giovani di soli 16 anni, furono catturati e trasferiti nelle carceri di Rovigo, dove vennero torturati per scoprire il luogo di sepoltura delle spie fasciste; gli stessi furono poi trasferiti a Villamarzana dove vennero fucilati il 15 ottobre, e tra di loro furono identificati anche gli esecutori dell'omicidio delle quattro spie fasciste. Attilio Malachin, anche se gravemente ferito fu l'unico tra i 42 di Villamarzana che riuscì a sopravvivere alla fucilazione, morì l'anno successivo nel tentativo di disinnescare una bomba. Don Vincenzo Pellegatti, Primo Munari e Giuseppe Raule vennero sottoposti all'autorità del Tribunale Militare di Guerra che condannò alla pena di morte i primi due e a 20 anni di carcere il terzo. Mentre per don Pellegatti la pena fu sospesa, Primo Munari venne fucilato il 21 ottobre 1944. Questo episodio fu una delle rappresaglie più cruente realizzate dai fascisti in Italia, vennero infatti duramente colpiti anche dei civili innocenti, e nonostante il partigiano Antonio Tasso avesse precedentemente svelato i nomi dei responsabili dell'uccisione delle spie infiltrate alle Brigate Nere, l'esecuzione proseguì a dispetto della promessa di risparmiare gli innocenti in cambio dei nomi dei colpevoli; inoltre questo evento rappresentò anche un caso particolare se si considera che furono insolitamente applicate da degli italiani le leggi marziali naziste. Gli eventi di Villamarzana colpirono in particolar modo la Brigata Garibaldi “Giovanni Tasso”, un gruppo partigiano attivo dall'8 settembre 1943, il cui commissario politico fu Luigi Ferro, che arrivò a comprendere fino a 350 componenti, ma che subì notevoli perdite durante i rastrellamenti e la strage fino ad arrivare alla sospensione delle attività e allo scioglimento. La strage di Villamarzana acquisì inoltre grande risonanza mediatica per la sua efferatezza, venne infatti riportata dalla radio dell'Armata inglese e da un quotidiano svizzero.
Villamarzana
CONTRIBUTO A CURA DI: Raito Leonardo