Adria

CONTRIBUTO A CURA DI: Crivellari Diego

Adria (luogo): Ricca di una storia millenaria, Adria nel periodo tra le due guerre può contare su una popolazione di più di 30.000 abitanti: la città non è soltanto il riferimento tradizionale per l’area del Polesine orientale (scuole, uffici, servizi), ma anche un centro politicamente e culturalmente vivace, in cui si sono sviluppate significative tradizioni democratiche, repubblicane, socialiste fin dal XIX secolo. Per molti versi, la guerra di Liberazione sembra confermare la centralità di Adria nel contesto polesano, realtà mai davvero rassegnata ad una posizione subordinata rispetto al vicino capoluogo e destinata ad assumere un ruolo propulsivo nelle vicende resistenziali. “Ancora una volta la città svolge un ruolo assolutamente eminente, esprime un protagonismo autonomo, acceso, nel contesto polesano, manifestando ricchezza di tendenze, idee, correnti politiche che animano la lotta al fascismo sia nella versione laica più moderata sia in quella armata a opera di qualche gruppo la cui reazione alle efferatezze fasciste assume una aspirazione di tipo rivoluzionario…” (Lodo). Ad Adria e nel Delta, in particolare, la Resistenza poté presentare tratti “disomogenei” in quanto la lotta era (anche) il naturale “prodotto del suo retroterra storico, quello cioè di una mai del tutto scomparsa tradizione antifascista” (Lerose). Già con il 25 luglio 1943, al crollo del regime, tra i vari centri della provincia “Adria si distingue per la particolare turbolenza”, con manifestazioni di giubilo e tumulti che si protraggono per giorni: “la folla devasta la Casa del Fascio, gli uffici dei Sindacati dell’agricoltura e della Gioventù del Littorio (GIL) e entra nelle scuole per far sparire i ritratti del Duce” (Bedeschi). Nel Comitato di Liberazione Nazionale di Adria, costituito nell’autunno del 1943, sono rappresentati i socialisti (Mario Marzolla, Antonio Maddalena), gli azionisti (Riccardo Malfatti), i democristiani (Bruno Dalla Pasqua), i comunisti (Ferruccio Guarnieri), i liberali (Gino Salvagnini) e i repubblicani (Cesare Zen, aderente al Partito d’Azione). I contrasti sorti ben presto all’interno del movimento si tradurranno in una divaricazione, sempre più netta, tra un orientamento maggioritario dipendente dal Cln, guidato da Zen, industriale azionista, e quello autonomo, riunito nella Brigata garibaldina “Maurizio Martello”, di orientamento comunista, ispirato ad un “antifascismo di classe”, deciso a combattere il nemico armi in pugno senza attendismi. Tra i cinque gruppi in cui si articola la “Martello”, uno farà capo alla banda di Eolo Boccato, situata a Carbonara Vecchia, lungo il Canalbianco. “L’azione dei resistenti bassopolesani (…) dovette svolgersi in un’area del tutto pianeggiante, intersecata da canali e scoli, compresa tra l’Adige a Nord e il Po a Sud, priva di vegetazione boschiva, con il solo mais da maggio a settembre quale protezione naturale. I resistenti erano quindi protetti prima di tutto dalla popolazione che, in quell’area, a preponderante attività agricola, era composta da braccianti, piccoli proprietari, coloni” (Zerbinati). In definitiva, la Resistenza adriese e bassopolesana è un fenomeno che potrà godere di un diffuso sostegno nelle campagne, nel mondo contadino, ma anche negli ambienti popolari e piccolo-borghesi della città etrusca. Il 17 luglio 1944 arriva a Adria la seconda Compagnia OP, che si stabilirà nel Cinema Politeama e si distinguerà per la spietata repressione antipartigiana: i suoi membri saranno, tra le altre cose, esecutori della strage di Villamarzana (15 ottobre 1944). Il 21 settembre 1944 Cesare Zen viene arrestato e sottoposto a sevizie: un colpo durissimo per il Cln adriese. Proprio tra l’autunno del ’44 e la primavera del ’45, la violenza fascista sembra così acuirsi “in modo definitivo, oltrepassando ogni aspetto formale di legalità” (Bedeschi). Il 1. ottobre 1944 il partigiano Espero Boccato viene catturato in località Acquamarza (Cavarzere), torturato e ucciso. Non mancano i rastrellamenti e le rappresaglie: il 6 novembre 1944 Consalvo Facenti, Vinicio Migliorini, Luigi Trevisan e Dino Schiavi vengono fucilati nella piazza di Bellombra come ritorsione in seguito all’uccisione del milite Battista Capisani. Il 12 novembre la popolazione di Bottrighe è costretta ad assistere alla fucilazione del partigiano Tersilio Crivellari. Il corpo dell’ex carabiniere Salvatore Calì, membro della banda Boccato, impiccato a Corbola, è appeso ad un lampione in piazza Garibaldi a Adria (dicembre 1944). I cadaveri di Uldino Fellardi e Artemio Pizzighello saranno esposti “a ludibrio e monito”, mentre è noto che le teste di Eolo Boccato e Giuseppe Gallimberti, trucidati il 4 febbraio 1945, saranno collocate – macabro spettacolo – nella vetrina del locale Consorzio Agrario. Tra l’8 marzo 1944 e il 20 aprile 1945 il territorio di Adria è ripetutamente colpito da bombardamenti e mitragliamenti da parte degli Alleati: decine le vittime e i feriti. La guerra si chiuderà con l’arrivo nella zona del Delta dell’VIII Armata britannica e dei reparti del “Gruppo Cremona” (25-26 aprile 1945). [Riferimenti bibliografici]: Gino Bedeschi, A monito e primo esempio. La Repubblica Sociale nel Polesine 1943-1945, Apogeo, Adria, 2018; Laura Fasolin (a cura di), Guida ai luoghi della memoria in Polesine 1943-1945, Provincia di Rovigo, Rovigo 2010; Enrico Lerose, Una difficile democrazia. Dalla distruzione alla ricostruzione in Livio Zerbinati (a cura di), Adria e il Delta dalla distruzione alla ricostruzione. Settembre 1943-dicembre 1945, Cierre edizioni, Sommacampagna (Vr), 2017; Antonio Lodo, Adria, cuore antico del Polesine, Apogeo, Adria, 2015; Gianni Sparapan, Adria partigiana. Dal Comitato di Liberazione Nazionale alla ‘Banda Boccato’, Minelliana, Rovigo, 1986; Livio Zerbinati (a cura di), Adria e il Delta dalla distruzione alla ricostruzione. Settembre 1943-dicembre 1945, Cierre edizioni, Sommacampagna (Vr), 2017.