Cavazzini Severino

CONTRIBUTO A CURA DI: Crivellari Diego

Nato a Ferrara nel 1903, giovanissimo militante socialista, autodidatta, si impegna nelle lotte sindacali. Così scriverà nelle Note biografiche trasmesse alla Federazione del Pci di Ferrara nel 1971: “Le mie prime esperienze sono state quelle dei grandi scioperi agricoli del ferrarese… la solidarietà dei lavoratori di San Luca con chi scioperava e la lotta contro la polizia e la cavalleria”. Con la scissione di Livorno aderisce al Partito comunista d’Italia e, dopo un breve periodo da operaio a Milano, alla Breda, deve espatriare in Francia. Negli ambienti dell’antifascismo parigino sarà anche noto con il nome di “Frara” (Ferrara): imbianchino, muratore, Cavazzini diventa funzionario di partito e conosce Gina Mariani (Ginette), ragazza veronese che diventerà compagna di vita e militanza. Attivo come responsabile sindacale nella Parigi dell’emigrazione, nella guerra di Spagna e, in seguito, ancora in Francia, da partigiano, sotto l’occupazione nazista come Commissario politico dei Francs-tireurs et partisans, movimento di Resistenza interna francese creato alla fine del 1941 e fondato ufficialmente nel 1942 dalla direzione del Partito Comunista Francese (Pcf). Alla fine della guerra, Luigi Longo, il comandante “Gallo”, capo della Resistenza comunista, lo chiama a Milano e gli affida una nuova destinazione di lavoro: Rovigo e il Polesine. Nel Pci polesano Cavazzini è subito vicesegretario, dirigente in prima linea nella lotta politica e nelle battaglie elettorali del dopoguerra: non può votare il 2 giugno 1946 perché il suo nome, “come condannato dal regime fascista”, figura ancora nella lista di chi non ha più diritto al voto. Nel 1948 viene eletto per la prima volta a Montecitorio. Sarà per tre legislature parlamentare con il Pci (1948-1963). Nel 1951, l’anno dell’alluvione, diventa vicesegretario nazionale della Federbraccianti e sindaco di Porto Tolle (1951-1956). Così, pochi mesi dopo – siamo nel marzo 1952 – in uno dei suoi interventi alla Camera, potrà descrivere le condizioni sociali ed economiche del Polesine e, in particolare, del Delta del Po: “Io vi cito Ca’ Mello, vicino a Porto Tolle, dove vi sono case puntellate tanto sono cadenti, coperte di canne, dove abitano famiglie di 15-16 persone con due letti, in cui una parte dei familiari dorme fino alle 2 o 3 di notte, l’altra successivamente… Non sono case, sono porcili!”. Muore a Rovigo nel 1983.

Riferimenti bibliografici

Rosanna Cavazzini, La vita degna. Severino Cavazzini, 1903-1983. Una lunga avventura, Rovigo, 2023; Luca Baiada, La degna paga del compagno ‘Ferrara’, “Carmilla on line”, https://www.carmillaonline.com/2024/12/14/la-degna-paga-del-compagno-ferrara; Diego Crivellari, Severino Cavazzini e la ‘vita degna’, “Rem”, anno XV, 1/2024; Eva Pavone, Gli emigrati antifascisti italiani a Parigi, tra lotta di Liberazione e memoria della Resistenza, tesi di dottorato, Università di Firenze, 2014; Vittorio Tomasin, Apparati dello stato e comunisti. Severino Cavazzini nel Casellario Politico della Questura di Rovigo (1947-1965), “Terra d’Este”, n. 24, 2003; Julik Zanellato, DC e PCI nel Polesine del secondo dopoguerra 1945-1948, Minelliana, Rovigo, 2000.