Giornalista e scrittore, nasce a Ceneselli, nell’Alto Polesine, nel 1914. Firma del regime negli anni Trenta, la sua vena anticonformista lo porterà alla fondazione di “Domani”, periodico frondista che annunciava di volersi battere per un rinnovamento del fascismo e poteva contare sulla collaborazione di figure come Alfonso Gatto e Vasco Pratolini. La rivista verrà sequestrata e Chilanti arruolato sul fronte di guerra greco-albanese, una drammatica esperienza che gli darà lo spunto per narrare nelle pagine di un romanzo (Si può anche vivere) l’epopea dei braccianti della Bassa inviati a combattere, lontano da casa, una guerra che non capivano. Da questo momento, spiccano le vivaci frequentazioni intellettuali, il convulso passaggio all’antifascismo e l’approdo sulla sponda ideologica del marxismo. Nel 1942 Chilanti verrà arrestato con l’accusa di aver cospirato per attentare alla vita di Galeazzo Ciano e di alcuni tra i gerarchi più in vista del regime, trascorrendo sei mesi a Regina Coeli, prima di essere inviato al confino nell’isola di Lipari. Durante la Resistenza, a Roma, è inserito nel gruppo di Bandiera rossa, formazione clandestina eterodossa che raccoglieva trozkisti, anarchici, comunisti fuori dal partito. Condannato a morte dai nazifascisti, riuscirà ad evitare la fucilazione alle Fosse Ardeatine. Aderisce al Pci togliattiano. Dopo la vittoria democristiana alle elezioni del 1948, Chilanti abbandona il “Corriere della Sera” e contribuisce alla fondazione di “Paese sera”. Su questo nuovo battagliero quotidiano e poi su “L’Ora” di Palermo, Chilanti potrà scrivere le pagine più importanti del suo impegno militante e sperimentare una forma di giornalismo investigativo interessato ai temi scottanti dell’attualità, schierato a sinistra, ma sempre autonomo e spesso coraggioso nelle posizioni. Di notevole interesse le sue inchieste sulla mafia siciliana. Dagli anni Sessanta, anche per motivi di salute, l’attività di Chilanti si sposta verso la scrittura narrativa. “Personaggio stravagante nella letteratura, nel giornalismo e nella politica” (Gaspare Barbiellini Amidei), “marxista, populista, giornalista coraggioso, che seppe rischiare la pelle per le sue inchieste” (Vanni Scheiwiller), “non desiste dai ritorni sul proprio passato; più precisamente sul proprio operato” (Vittorio Sereni). Tra le sue opere, in cui spesso ritorna l’ambiente polesano tra le due guerre, Ponte Zarathustra (1965), Il colpevole (1967), Ex (1969), testi poi raccolti nel volume mondadoriano La paura entusiasmante e tradotti in Francia da Gallimard, Dolci amici addio (1974), Gli ultimi giorni dell’età del pane (1974) e il libro-testamento Lettera a Pechino (1982), dedicato alla moglie Viviana. Muore a Roma nel 1982.
Chilanti Felice
CONTRIBUTO A CURA DI: Crivellari Diego
Renato Bertacchini, Dizionario biografico degli italiani, vol. 34, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1988; Gloria Chilanti, Sergio Garbato (a cura di), Felice Chilanti. Carteggi 1942-1978 ‘… alla catena della mia vita’, Minelliana, Rovigo, 2004; Ciro Dovizio, L’alba dell’antimafia. Palermo, ‘L’Ora’ e le prime inchieste sull’‘onorata società’, Donzelli, Roma, 2024; Sergio Garbato (a cura di), Felice Chilanti. Uomo scrittore giornalista, Amministrazione provinciale di Rovigo, Rovigo, 1994; Davide Orecchio, Biografia anelastica di Felice Chilanti (1914-1982), “Nazione Indiana”, https://www.nazioneindiana.com/2013/04/03/biografia-anelastica-di-felice-chilanti-1914-1982/.